A Roccamonfina, tra il vino e il vulcano spento

Un viaggio sul versante interno del vulcano spento, tra vigne familiari, castagneti secolari e architetture stratificate. Roccamonfina e i suoi paesi limitrofi raccontano un’agricoltura ancora viva, un vino poco spettacolare ma autentico, e un paesaggio che si conserva con discrezione

<p>L’altopiano di Roccamonfina si raggiunge salendo per le strade interne dell’alto casertano, passando per Teano, Caianello o Sessa Aurunca. Il paesaggio cambia: si esce dalle pianure e si entra in una zona più alta, ventilata, con castagneti, campi scoscesi e terreni vulcanici. L’asfalto attraversa piccoli centri abitati, distanti tra loro, separati da curve, dislivelli, tratti di silenzio.</p>

<p>Roccamonfina è un comune montano costruito sul versante interno di un antico cratere vulcanico. Il terreno, fertile e scuro, ha favorito la coltivazione della vite, del castagno e dell’ulivo. Il paese conserva un impianto compatto, centrato sulla piazza e sulla chiesa madre, con case a due o tre piani, scale esterne in pietra e numerose fontane. Si percepisce un’identità sedimentata, senza ostentazioni.</p>

<p>Il vino Roccamonfina IGP è il prodotto di questo contesto: suolo vulcanico, vitigni autoctoni, piccole aziende, passaggi brevi tra produzione e consumo. I vitigni più diffusi sono Aglianico, Piedirosso, Primitivo, Falanghina, Coda di Volpe. Le tipologie ammesse sono numerose: rosso, bianco, rosato, anche passito. La produzione è distribuita su più comuni: oltre a Roccamonfina, anche Galluccio, Tora e Piccilli, Conca della Campania. Molti vigneti si trovano in zone isolate o ai margini delle frazioni. Le cantine sono familiari, integrate alle abitazioni. Il vino si vende sul posto, spesso sfuso.</p>

<p>La passeggiata nel centro parte da piazza Nicola Amore e prosegue fino alla Collegiata di Santa Maria Maggiore. La chiesa ha origini medievali, trasformazioni barocche e un interno a tre navate, con dieci arcate e colonne cilindriche. L’altare maggiore è del 1739, il coro ligneo posteriore, la tela dell’Assunta è del 1763. Il campanile, alto quaranta metri, ha pianta ottagonale e termina con una cupola maiolicata. Sulla facciata del basamento si trova un orologio decorato con maioliche raffiguranti sole, luna, paesaggi locali e le quattro stagioni.</p>

<p>Fuori dal centro, a circa due chilometri, si trova il santuario di Santa Maria dei Lattani. Il complesso ha origini romaniche, ma è stato rimaneggiato nel tempo. L’architettura è sobria, con elementi gotici e rinascimentali. Il chiostro e alcune cappelle laterali conservano tracce degli affreschi originali. Il convento è abitato e visitabile, almeno in parte, su richiesta.</p>

<p>Tra i paesi vicini, <strong>Galluccio</strong> conserva una forte identità vinicola. I vigneti sono ordinati, spesso a spalliera, e l’Aglianico è il vitigno principale. Il centro storico ha una chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola e i resti del castello medievale. La produzione vitivinicola è ancora attiva.</p>

<p><strong>Tora e Piccilli</strong>, due paesi contigui, conservano fontane antiche, chiesette e piccoli sentieri che si inoltrano nei castagneti. In alcune zone si trovano grotte nel tufo. La viticoltura è meno visibile, ma presente.</p>

<p><strong>Conca della Campania</strong> affianca alla vite anche la coltivazione dell’ulivo e del nocciolo. Il castello è visitabile, almeno esternamente, e la chiesa di San Simeone è in buono stato. La produzione agricola segue un modello familiare: piccoli quantitativi, vendita diretta.</p>

<p>La cucina è semplice e stagionale. Nei ristoranti locali si trovano salsicce stagionate, soppressata, cavatelli con verdure, lagane con ceci o fagioli. In autunno dominano le castagne, arrostite o usate in dolci casalinghi. Alcune famiglie producono ancora pane nero cotto a legna.</p>

<p>Il momento migliore per visitare Roccamonfina è ottobre, quando la raccolta delle castagne coincide con la vendemmia. I boschi sono percorribili, l’aria è ferma, i ritmi locali visibili. In primavera si cammina meglio: la vegetazione è fitta, i sentieri agibili, la presenza turistica bassa.</p>

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