L’immagine di copertina è un’opera originale di Giuseppina90 – CC BY-SA 4.0,
A Larino, l’ultima settimana di maggio ha un ritmo diverso dal resto dell’anno. Nei giorni che precedono il 25, lungo le strade del centro e nei cortili delle case, si lavora ai carri che sfileranno per la festa di San Pardo. Tavoli pieni di colla e forbici, mani che piegano e torcono fogli colorati: ogni fiore di carta viene preparato con gesti pazienti. I telai di legno e ferro sono già pronti, rivestiti di archi e strutture leggere che sosterranno le decorazioni. Le famiglie si ritrovano nei garage o nelle stalle, i bambini guardano i più grandi infilare i fiori nei pannelli, gli anziani controllano i dettagli.
La mattina del 25 maggio i carri sono pronti. Più di cento si allineano nelle vie che portano al centro storico. Buoi e vitelli, lavati e pettinati, vengono bardati con cavezze, finimenti lucidati e piccoli campanelli. Le corna portano nastri, i finimenti hanno cuciture ripassate a nuovo. L’aria è già tiepida, la luce di fine primavera batte sulle facciate delle case. In piazza Duomo la gente comincia ad arrivare presto, occupando i gradini della Cattedrale di San Pardo, costruita nel XIII secolo con la facciata romanico-gotica che domina il corso principale.
Quando il corteo inizia, le reliquie del santo escono dalla cattedrale portate dai confratelli. La statua viene collocata in testa alla processione. Dietro si muove la lunga fila di carri, ciascuno con il proprio disegno di fiori, segno di riconoscimento della famiglia che lo ha preparato. Gli animali avanzano lentamente, il rumore degli zoccoli si mescola al brusio della folla. I bambini camminano accanto ai genitori, qualcuno tiene la cavezza, altri portano mazzi di fiori freschi.
Il percorso attraversa via Cluenzio, passa davanti al Palazzo Ducale e si snoda per le strade strette del centro antico. Le finestre sono aperte, alcune famiglie espongono coperte ricamate. Il sole si sposta alto e la processione continua, scandita da soste e ripartenze. Non ci sono urla né clamori, solo la cadenza regolare del corteo e le campane che segnano i passaggi principali.
La sera i carri rientrano lentamente, vengono riportati nei cortili e nelle stalle. Gli animali vengono rifocillati, i fiori controllati e sistemati per il giorno successivo. Per tre giorni il rito si ripete, ogni volta con lo stesso ordine e con la stessa cura. La città vive interamente attorno al patrono: i negozi regolano gli orari, i bar restano aperti più a lungo, i vicoli si riempiono di visitatori tornati apposta per la festa.
Il legame con San Pardo ha radici nell’anno 842, quando le spoglie del santo furono portate da Lucera a Larino su un carro trainato da buoi, in fuga da un’invasione saracena. Quel gesto originario si rinnova ogni anno, ripetuto in forma collettiva dalla comunità intera. Ogni famiglia sente la responsabilità di mantenere vivo il proprio carro, di partecipare alla processione. È una devozione che si traduce in lavoro manuale, in giornate di preparativi e in notti passate a incollare fiori.
La festa si chiude il 27 maggio, quando l’ultima processione accompagna il santo di nuovo nella cattedrale. La piazza si svuota, i carri vengono smontati pezzo a pezzo, i fiori conservati o gettati, gli animali riportati ai campi. Restano i segni del passaggio: la polvere sollevata dalle strade, i solchi degli zoccoli, gli addobbi lasciati sui balconi.
Larino nel 1994 è nata l’Associazione Nazionale Città dell’Olio, a testimoniare il legame profondo con l’olivicoltura. L’Olio Molise D.O.P., prodotto nelle colline circostanti, è parte della vita quotidiana tanto quanto la festa di San Pardo. Nei giorni della celebrazione, piatti semplici lo accompagnano: pane e olio, insalate fresche servite nelle case che accolgono gli ospiti, cibi condivisi senza formalità.
Così, a fine maggio, Larino unisce memoria storica, fede e lavoro agricolo. La processione dei carri non è spettacolo, ma continuità. Tre giorni che segnano la città ogni anno, nel tempo stabile della primavera, quando i campi sono già verdi e la comunità intera si raccoglie attorno al santo e al suo percorso per le strade del borgo.




