Caratteristiche principali
L’Arancia del Gargano IGP comprende due varietà tradizionali: la Duretta e la Bionda del Gargano, entrambe coltivate esclusivamente nei comuni del promontorio garganico, in provincia di Foggia. Si tratta di arance a polpa bionda, di calibro medio-piccolo, con buccia sottile di colore arancio brillante, ricca di oli essenziali che conferiscono un aroma intenso e persistente. La polpa è succosa, priva di semi o con pochissimi, di sapore dolce con una punta di acidità che dona equilibrio.
Una delle caratteristiche più apprezzate dell’Arancia del Gargano è la possibilità di consumarla fresca o trasformarla in succhi, marmellate, canditi e liquori, grazie alla qualità superiore della scorza, che non subisce trattamenti chimici. Viene raccolta da dicembre a maggio, offrendo un prodotto fresco e profumato anche nella tarda stagione, grazie al microclima unico della costa garganica.
Storia
La coltivazione delle arance sul Gargano ha origini antichissime, documentate già in epoca medievale. Monaci benedettini e popolazioni locali hanno favorito la diffusione degli agrumeti lungo le valli e i terrazzamenti esposti verso il mare, sfruttando il clima mite e l’abbondanza di acqua proveniente dalle falde del promontorio. Già nel Cinquecento, le arance garganiche erano conosciute e apprezzate in tutta Italia, come testimoniano documenti storici e scritti di viaggiatori.
Durante i secoli successivi, l’arancia è diventata un prodotto identitario del Gargano, coltivata nelle limonaie, agrumeti protetti da muretti a secco che trattenevano il calore e difendevano le piante dal vento. Fino agli anni ’60, l’export verso l’Europa settentrionale era una fonte importante di reddito per le comunità locali. L’IGP, ottenuta nel 2007, ha permesso di tutelare un patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale unico.
Produzione
La zona di produzione comprende 19 comuni della provincia di Foggia, tra cui Rodi Garganico, Vico del Gargano, Ischitella, Carpino e altri centri situati lungo la fascia costiera e le prime colline del promontorio. Gli agrumeti sorgono su terreni calcarei o argillosi, a quote comprese tra 0 e 200 metri, con esposizione soleggiata e influenze delle brezze marine che mitigano le temperature.
La coltivazione avviene secondo metodi tradizionali: la concimazione è limitata, l’irrigazione è realizzata con sistemi a basso impatto ambientale, e la raccolta è manuale, selezionando solo i frutti maturi. Le arance vengono confezionate entro poche ore dalla raccolta, senza trattamenti di conservazione, e possono essere commercializzate con il marchio IGP solo se rispettano i requisiti di qualità previsti dal disciplinare, tra cui il contenuto minimo di succo e la qualità organolettica.
Tradizioni
Le arance del Gargano sono al centro di tradizioni agricole e gastronomiche radicate: durante la raccolta, le famiglie si riuniscono nei filari, raccogliendo a mano i frutti e preparando conserve, marmellate e liquori come l’arancino e il limoncino. In molti comuni, la produzione di arance era associata alla cultura del matrimonio: era usanza regalare ceste di arance come dono di buon augurio.
Feste ed eventi come la Sagra dell’Arancia di Rodi Garganico celebrano ogni anno l’arrivo del raccolto, con degustazioni, visite agli agrumeti storici, musica popolare e mostre dedicate alla storia dell’agrumicoltura garganica. L’arancia è un ingrediente immancabile nelle ricette locali: dalle insalate con cipolla rossa e olive ai dolci come la pastatella o le crostate di marmellata di arancia.
Curiosità
Una delle peculiarità dell’Arancia del Gargano è il prolungato periodo di raccolta, che può estendersi fino a maggio: un unicum tra le arance italiane, reso possibile dal microclima del promontorio e dalla particolare resistenza delle varietà locali.
Un’altra curiosità riguarda le limonaie garganiche, agrumeti protetti da alti muri in pietra calcarea, costruiti per creare un microambiente ideale e difendere le piante da correnti fredde e salsedine. Queste strutture, insieme agli alberi di arancio e limone, costituiscono un paesaggio agrario unico, tanto da essere considerate un patrimonio storico e ambientale della regione.



