Savuto DOC

Savuto DOC: rossi e rosati calabresi da vitigni autoctoni, prodotti in viticoltura eroica lungo l’alta valle del fiume Savuto.

Denominazione europea

Denominazione

Tipologia

Regione

Caratteristiche principali

Il Savuto DOC è un vino calabrese prodotto lungo la valle del fiume Savuto, tra le province di Cosenza e Catanzaro. La denominazione comprende le tipologie rosso e rosato, entrambe basate su un uvaggio di vitigni tradizionali della regione: Gaglioppo, Greco nero, Magliocco canino, Nerello cappuccio e Sangiovese. Il rosso può essere prodotto anche nella versione vecchio, con affinamento minimo di due anni.

Il Savuto rosso si presenta di colore rubino brillante, con riflessi granato se invecchiato. Al naso esprime profumi di frutta rossa matura, ciliegia sotto spirito, pepe nero, cuoio e leggere note balsamiche. Al palato è asciutto, strutturato, armonico e persistente, con una buona componente tannica ben integrata. Il rosato, ottenuto con vinificazione in bianco dei medesimi vitigni, è delicato, fresco, con sentori floreali e fruttati, e ottima scorrevolezza.

Storia

Il vino del Savuto ha origini antichissime: la valle attraversata dal fiume omonimo era già coltivata a vite in epoca romana, quando il territorio rappresentava un importante snodo tra le colonie del litorale tirrenico e l’entroterra silano. Il nome “Savuto” deriva probabilmente dal latino Sabutus, nome del corso d’acqua che ancora oggi scandisce la geografia agricola della zona.

Nel corso del Medioevo e dell’età moderna, la viticoltura fu praticata dai monaci benedettini e da comunità contadine che coltivavano le vigne in modo eroico, su pendii scoscesi e terrazzati. Il vino veniva consumato in famiglia o venduto nei mercati di Cosenza e Nicastro. Il riconoscimento della DOC nel 1975 ha premiato una lunga storia di produzione artigianale, oggi riscoperta grazie all’impegno di piccole aziende che operano nel rispetto del territorio.

Produzione

L’area di produzione del Savuto DOC si estende su una fascia collinare e montuosa che comprende diversi comuni tra le province di Cosenza e Catanzaro, tra cui Marzi, Scigliano, Carpanzano, Malito, Rogliano, Bianchi e altri lungo la valle del fiume Savuto. I vigneti si trovano tra i 300 e i 600 metri di altitudine, spesso su terreni terrazzati, con suoli argillosi, sabbiosi e ricchi di scheletro.

Il clima è appenninico-mediterraneo, con buone escursioni termiche tra giorno e notte, che favoriscono l’accumulo di aromi e la maturazione fenolica delle uve. La vendemmia avviene tra fine settembre e ottobre, rigorosamente a mano, date le difficili condizioni morfologiche. La vinificazione prevede lunghe macerazioni per il rosso, con affinamenti in acciaio o legno; il rosato è vinificato con pressature delicate per preservare freschezza e fragranza.

Tradizioni

Il Savuto è un vino profondamente legato alla cultura rurale e familiare della Calabria interna. In molte case contadine, la produzione era – e spesso è ancora – affidata a metodi tradizionali tramandati di generazione in generazione. I tini in legno, le botti di castagno, le vendemmie partecipate e le feste per l’imbottigliamento rappresentavano momenti collettivi fondamentali nella vita agricola della valle.

Oggi, il vino viene celebrato durante eventi locali e manifestazioni enogastronomiche che coinvolgono i comuni del Savuto. Il rosso si abbina perfettamente a piatti robusti della tradizione calabrese, come capretto al forno, lagane con sugo di carne, involtini di trippa, soppressata e formaggi stagionati. Il rosato, più versatile, accompagna anche pietanze a base di verdure, pesce in umido o zuppe rustiche.

Curiosità

Una delle caratteristiche più affascinanti del Savuto è la sua viticoltura di montagna, che si distingue dalle altre aree vinicole della Calabria, più vicine alla costa. Le vigne sono spesso impiantate su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, testimonianza di un’agricoltura eroica che resiste al tempo e all’abbandono.

Un’altra curiosità riguarda la presenza, nell’uvaggio del Savuto, di Magliocco canino, vitigno autoctono oggi al centro di un rinnovato interesse per le sue doti enologiche. Anche se spesso in piccole percentuali, contribuisce con colore, struttura e carattere, rendendo il Savuto un vino unico, capace di raccontare una Calabria meno conosciuta, ma autentica e profonda.

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