Cedro di Santa Maria del Cedro DOP

Cedro di Santa Maria del Cedro DOP: agrume calabrese con albedo pregiato, coltivato per uso dolciario e rituale ebraico.

Caratteristiche principali

Il Cedro di Santa Maria del Cedro DOP è un agrume unico nel suo genere, coltivato esclusivamente lungo un tratto della Riviera dei Cedri, nel nord della Calabria tirrenica. Si presenta con una forma oblunga o ellissoidale, di dimensioni importanti, con una buccia spessa, rugosa e profumata. Il colore varia dal verde chiaro al giallo intenso a seconda dello stadio di maturazione, ma è la parte bianca interna della scorza, detta “albedo”, ad essere particolarmente pregiata per la sua consistenza tenera e il sapore delicato.

A differenza di altri agrumi, il cedro di Santa Maria del Cedro non viene coltivato per il succo, ma per l’albedo e gli oli essenziali contenuti nella scorza. Il profumo è intenso e complesso: agrumato, floreale, con note resinose e dolciastre. Il suo impiego principale è nell’industria dolciaria, liquoristica e cosmetica, ma viene anche utilizzato fresco o candito, ed è celebrato nel mondo ebraico come frutto rituale con il nome di “etrog”.

Storia

La coltivazione del cedro nella zona di Santa Maria del Cedro ha origini antichissime. Già Plinio il Vecchio lo menziona tra i frutti esotici coltivati in Magna Grecia, e fonti medievali attestano la presenza del “pomum cedrarium” lungo la costa tirrenica calabrese. La zona si è rivelata da secoli ideale per questo agrume esigente, grazie alla combinazione tra suoli drenanti, clima mite e umidità marina.

Un capitolo fondamentale nella storia del cedro calabrese è il suo utilizzo nella religione ebraica, dove viene selezionato per la festa di Sukkot. Da secoli, rabbini e mercanti ebrei provenienti da Israele, Europa e America si recano ogni estate a Santa Maria del Cedro per scegliere personalmente i frutti più puri e simmetrici, secondo criteri rituali molto rigorosi. La denominazione DOP, riconosciuta nel 2011, tutela non solo il valore agricolo del cedro, ma anche il suo significato culturale e simbolico.

Produzione

La zona di produzione si estende nel territorio comunale di Santa Maria del Cedro e nei comuni limitrofi dell’Alto Tirreno cosentino, in provincia di Cosenza. I cedreti si trovano per lo più lungo le fasce costiere e i primi rilievi collinari, tra i 20 e i 200 metri di altitudine. Le piante, appartenenti alla cultivar “Diamante”, sono coltivate su terreni sciolti, sabbiosi o argillosi, con una forte esposizione al sole e alla brezza marina.

La raccolta avviene tra luglio e ottobre per i frutti destinati al consumo rituale e all’uso fresco, e tra novembre e gennaio per quelli da destinare alla canditura e all’industria. Il frutto deve essere raccolto a mano, evitando lesioni alla scorza, e selezionato con estrema cura. Il disciplinare DOP impone parametri rigorosi in termini di forma, peso, contenuto zuccherino e assenza di difetti. Il prodotto può essere commercializzato fresco, candito o sotto forma di scorza per aromi.

Tradizioni

Il Cedro di Santa Maria del Cedro è protagonista assoluto della cultura agricola e religiosa della zona. Ogni anno, a fine estate, si tiene la cerimonia dell’etrog, durante la quale rabbini provenienti da tutto il mondo esaminano i frutti uno a uno, alla ricerca del cedro perfetto per le celebrazioni di Sukkot. È un momento di incontro tra culture, che rafforza il legame tra la comunità locale e la diaspora ebraica.

In ambito gastronomico, il cedro viene usato in molte preparazioni tipiche: scorze candite per dolci natalizi, liquori digestivi, marmellate artigianali e insalate estive con finocchi e acciughe. Anche la parte interna dell’albedo viene gustata fresca, tagliata a fette e condita con olio e sale, secondo una tradizione semplice ma molto radicata. Il Museo del Cedro di Santa Maria, aperto al pubblico, racconta attraverso documenti, oggetti e testimonianze il legame profondo tra questo frutto e la storia del territorio.

Curiosità

Una curiosità unica del Cedro di Santa Maria del Cedro è che, per il suo uso rituale, il frutto non può presentare nessuna imperfezione: deve essere simmetrico, integro, non innestato e con il “pitom”, la piccola protuberanza apicale. Per questa ragione, la cura dei frutti destinati alla diaspora ebraica è minuziosa e completamente manuale.

Un’altra particolarità è che la varietà “Diamante” deve il suo nome alla cittadina omonima poco distante, anche se è a Santa Maria del Cedro che ha trovato l’habitat ideale per sviluppare dimensioni superiori, albedo spesso e profumi complessi. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno degli agrumi più pregiati del Mediterraneo.

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