Aglianico del Vulture Superiore DOCG

Aglianico del Vulture Superiore DOCG: rosso lucano da uve tardive, affinato in legno e bottiglia, con note complesse e straordinaria longevità.

Denominazione europea

Denominazione

Tipologia

Regione

Caratteristiche principali

L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG è un vino rosso fermo ottenuto esclusivamente da uve Aglianico coltivate nel territorio del Vulture, in Basilicata. Rispetto alla versione DOC, il Superiore si distingue per tempi di invecchiamento più lunghi, maggiore struttura e complessità aromatica. Ha un colore rosso rubino intenso, che evolve verso il granato con l’affinamento, e una trasparenza velata da fitte sfumature violacee nei primi anni.

Al naso si apre con note eleganti di frutti di bosco maturi, ciliegia sotto spirito, spezie dolci, cuoio, tabacco, liquirizia e leggere tostature. Il sorso è profondo, ricco, con tannini robusti ma integrati, acidità viva e una trama minerale che richiama il suolo vulcanico di origine. Si tratta di un vino dal carattere austero nei primi anni di vita, ma capace di evolvere in bottiglia per decenni, acquisendo morbidezza e raffinatezza con l’invecchiamento.

Storia

L’Aglianico è un vitigno di origine antichissima, importato in Italia probabilmente dai Greci e naturalizzato nel Meridione, dove ha trovato nel Vulture uno dei suoi territori d’elezione. La viticoltura in quest’area è documentata sin dall’epoca romana, ma è nel corso del Novecento che l’Aglianico del Vulture ha iniziato a essere vinificato in purezza e apprezzato per il suo potenziale di invecchiamento.

Il riconoscimento della DOC nel 1971 ha sancito il valore della zona, ma è con la creazione della DOCG Aglianico del Vulture Superiore nel 2011 che si è voluto proteggere e valorizzare la versione più complessa e longeva del vino. La denominazione impone standard più rigorosi in termini di resa, affinamento e qualità sensoriale, per garantire un prodotto d’eccellenza capace di rappresentare il meglio dell’enologia lucana.

Produzione

La zona di produzione comprende i comuni situati sul versante settentrionale del Monte Vulture, in provincia di Potenza: tra questi Barile, Melfi, Rionero in Vulture, Venosa, Rapolla, Ripacandida e Maschito. I vigneti si trovano a un’altitudine compresa tra i 300 e i 700 metri s.l.m., su suoli di origine vulcanica ricchi di potassio, sabbie e ceneri, che contribuiscono alla mineralità del vino.

Il disciplinare prevede che le uve siano vendemmiate manualmente tra la fine di ottobre e i primi di novembre. La vinificazione avviene con lunghe macerazioni e affinamento minimo di 36 mesi, di cui almeno 12 mesi in botti di legno e 12 mesi in bottiglia. La resa massima è di 70 quintali per ettaro. Il vino deve superare un’analisi organolettica e chimico-fisica prima di ottenere il marchio di qualità. Alcune aziende scelgono affinamenti più lunghi per ottenere versioni Riserva, capaci di affrontare vent’anni di evoluzione.

Tradizioni

L’Aglianico del Vulture Superiore è legato a una viticoltura di montagna e alla sapienza artigianale dei piccoli produttori del Vulture. La coltivazione della vite in queste zone avviene ancora secondo ritmi stagionali e manualità antiche: potature a mano, vendemmia tardiva, selezione rigorosa dei grappoli. Molti produttori affinano il vino in cantine ipogee scavate nel tufo vulcanico, dove umidità e temperatura restano costanti tutto l’anno.

Tradizionalmente, questo vino accompagnava i pasti importanti, le festività religiose e le celebrazioni contadine. Era un simbolo di ricchezza, offerto come dono o consumato solo in occasioni speciali. Oggi, continua a essere il protagonista delle tavole lucane, in abbinamento a piatti strutturati come il capretto al forno, gli stracotti, le carni alla brace o i formaggi stagionati della zona, come il Pecorino di Filiano DOP.

Curiosità

Una delle caratteristiche più distintive dell’Aglianico del Vulture Superiore DOCG è la sua incredibile capacità di invecchiamento: è tra i pochi vini del Sud Italia che possono migliorare per decenni in bottiglia, evolvendo da un profilo austero e tannico a una pienezza setosa, quasi borgognona. Le migliori annate sviluppano note terziarie di tartufo, pepe nero, resina e sottobosco.

Un altro elemento di grande fascino è il ruolo delle cantine grotta del Vulture, scavate nella pietra lavica sin dal Medioevo: ambienti perfetti per la maturazione lenta del vino, visitabili ancora oggi a Barile, Rapolla e Rionero. Queste cantine non solo conservano il vino, ma raccontano una storia di integrazione culturale: molte sono state realizzate da coloni albanesi (arbëreshë), che hanno portato con sé tecniche agricole e tradizioni enologiche confluite nel carattere complesso di questo vino.

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