Caratteristiche principali
La Denominazione di Origine Controllata Matera DOC comprende una varietà di tipologie: Rosso, Rosato, Primitivo, Greco, Moscato, Bianco e Spumante. Tra tutte, il Matera Rosso e il Matera Primitivo sono le espressioni più rappresentative del territorio, prodotti prevalentemente con uve Sangiovese, Primitivo, Cabernet Sauvignon e Malvasia nera per i rossi, e Greco bianco, Malvasia bianca, Chardonnay e Moscato bianco per i bianchi e aromatici.
Il Matera Rosso ha un colore rubino intenso, profumi di frutti di bosco, spezie e leggere note tostate; al palato è equilibrato, con buona struttura e persistenza. Il Matera Primitivo si distingue per maggiore corpo, morbidezza e una componente alcolica ben integrata. I bianchi sono freschi e floreali, con note di frutta a polpa bianca, mentre il Matera Greco esprime maggiore complessità minerale. Gli spumanti sono prodotti con metodo Charmat e pensati per un consumo giovane, vivace e conviviale.
Storia
La viticoltura nel territorio materano ha origini antichissime, legate alle colonie della Magna Grecia e poi alla centuriazione romana. Testimonianze archeologiche e toponimi legati alla vite attestano la presenza di una cultura enologica diffusa già in epoca classica. Durante il Medioevo, la viticoltura fu portata avanti dai monasteri e dalle comunità rurali, con la coltivazione di vitigni autoctoni e la produzione di vino destinata soprattutto al consumo locale.
Nel corso del Novecento, la viticoltura materana ha subito un periodo di marginalizzazione, ma dagli anni ’90 si è assistito a un rinnovato interesse per la valorizzazione dei vitigni locali e la riorganizzazione della filiera. Il riconoscimento della DOC Matera è arrivato nel 2005, coronando un percorso che ha coinvolto piccoli produttori, cooperative e istituzioni locali. Da allora, la denominazione ha acquisito visibilità anche grazie al richiamo turistico e culturale della città di Matera, patrimonio UNESCO dal 1993.
Produzione
L’area della Matera DOC comprende il territorio collinare e pedemontano della provincia di Matera, in particolare i comuni di Matera, Montescaglioso, Bernalda, Miglionico, Pomarico, Ferrandina e altri centri limitrofi. I vigneti sono situati tra i 200 e i 600 metri di altitudine, su suoli calcarei, argillosi e ben drenati, ideali per la viticoltura di qualità.
Le uve vengono vendemmiate tra fine agosto e ottobre, a seconda delle varietà e delle condizioni climatiche. La vinificazione avviene con metodi moderni, spesso in acciaio per le versioni fresche, con affinamento in legno per i rossi più strutturati, in particolare per il Matera Rosso e il Matera Primitivo. Il disciplinare stabilisce rese contenute e percentuali specifiche per ciascuna tipologia: per esempio, il Matera Rosso deve contenere almeno il 60% di Sangiovese, mentre il Primitivo deve essere composto per almeno l’85% dall’omonimo vitigno.
Tradizioni
Il vino a Matera è parte integrante del paesaggio agricolo e del ciclo delle stagioni. Le colline che circondano la città, punteggiate da muretti a secco e masserie in pietra, sono da secoli coltivate a vite, grano e ulivo. Fino a pochi decenni fa, la produzione vinicola era familiare e artigianale, con fermentazioni spontanee e affinamento in botti conservate nelle grotte dei Sassi o nelle cantine scavate nella roccia tufacea.
Oggi, molte aziende vitivinicole della zona mantengono un forte legame con queste pratiche, reinterpretandole in chiave contemporanea. Il vino accompagna le specialità della cucina materana, come la crapiata, il pane di Matera IGP, i salumi di maiale nero e i formaggi a pasta dura. Eventi come Matera Wine Festival e Calici sotto le stelle contribuiscono a rafforzare la cultura del vino tra cittadini e visitatori, promuovendo l’identità enoica del territorio lucano.
Curiosità
Una delle peculiarità della denominazione Matera DOC è la presenza di vitigni internazionali e autoctoni nello stesso disciplinare. In particolare, la combinazione di Sangiovese e Cabernet Sauvignon per i rossi rappresenta un’unicità nel contesto del Sud Italia, offrendo vini di taglio moderno ma radicati nel territorio.
Un’altra curiosità riguarda il nome stesso della DOC: benché legata a una città di forte impatto culturale e turistico, la denominazione valorizza un’agricoltura collinare e silenziosa, che vive fuori dai riflettori. Alcune aziende vinicole ospitano le proprie cantine in strutture rupestri, o nei lamioni riconvertiti, mantenendo così un dialogo diretto tra il vino, la storia e la materia della pietra. Un esempio emblematico di come la viticoltura possa raccontare non solo il gusto, ma anche l’identità profonda di un luogo.



